Giodecer

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giovedì 16 febbraio 2012

Il Festival di Sancelentano

Celentano colpevole? E di cosa. E’ colpa sua se gli italiani ne hanno fatto un semidio? Celentano in fondo si è sempre ritenuto, seppur furbescamente, il re degli ignoranti. E come tale si presenta e parla. Rappresenta l’uomo qualunque preso di peso dalla strada e catapultato al cospetto di una platea smisurata, un uomo qualunque che in un tale contesto ripete le sue lamentele sotto forma di slogan, un po’ per sentito dire e un po’ annaspante nella taglia extralarge dell’abito che gli è stato cucito addosso.

Se ci sforzassimo di valutare il fenomeno con obiettività e un minimo di distacco, non avremmo difficoltà a conferire la giusta dimensione al molleggiato e di conseguenza al popolo italico.

Da una parte dovremmo riconoscere ad Adriano ottime virtù canore e la capacità di aver saputo fare straordinariamente cassa anche, e forse soprattutto, con il suo principale difetto: poche idee da balbettare.

Dall’altra troviamo invece il vero colpevole: l’italiota medio. Costui è un individuo che non ama il contraddittorio, perché anche un cercopiteco lo metterebbe in difficoltà. Non ama argomentare, perché ne è incapace. Ha semplicemente ammucchiati nel lobo frontale dell’encefalo alcuni slogans che ha raccattato in giro trovandoli efficaci per l’esternazione delle sue lamentele e dei torti che ritiene di aver subito. Ha bisogno di un pastore che condivida su vasta scala siffatte lamentele sotto forma di sermoni.

Ecco come si alimenta il fenomeno Celentano. Con la rivalutazione dell’antico predicatore che dall’alto del suo sgabello arringa la folla nelle piazze. E la folla segue anche a distanza di secoli le stesse dinamiche, manifestando l’identico ottuso consenso. Nulla è cambiato, dalle strade di allora al Sanremo dei tempi moderni.

Ma l’italiota medio è trasversale. Nutre tanto la fazione che si spella le mani per il predicatore, quanto quella che esprime dissenso, magari direttamente colpita dai suoi strali sconnessi. E così, per tornare al tema specifico di Sanremo, i cattolioti piccati non offrono l’altra guancia ma digrignano i denti. Perché? Semplice: perché sono terreni anch’essi; perché hanno terreni interessi, politici ed economici; perché difendono il territorio conquistato secolo dopo secolo.

Schermaglie di umana miseria, che alimentano ulteriormente il vortice consumistico di una società denarocentrica.

Le contrapposizioni violente creano audience. L’audience calamita le attenzioni e gli investimenti dei produttori. I produttori foraggiano la TV di Stato oltre alla rapina del canone. La gente compra. Il denaro gira ma il verso è sempre lo stesso.

Celentano fuori dagli schemi?

Rido.